Sondaggi, quel 52% che vuole che il governo Conte vada avanti nonostante i media

di Daniela Gaudenzi - Il Fatto Quotidiano - 10/04/2019
Continua, almeno secondo i sondaggi, il consenso della maggioranza degli italiani verso il governo

“Quando cade il governo” e “quanto tempo occorre al M5S per implodere” sono le domande ritornello più gettonate da tutti i conduttori fotocopia che si alternano e succedono da una rete all’altra per “intervistare” ospiti che con qualche rara eccezione gli fanno da specchio e gareggiano nel vaticinare e nell’auspicare il verificarsi di entrambi gli eventi senza essere in grado di tratteggiare in modo credibile conseguenze e scenari attendibili, e possibilmente preferibili all’esistente. Alle domande che sottintendono un incontenibile desiderio si accompagna quella più accorata: ma come spiega che il governo abbia ancora, almeno secondo i sondaggi, il consenso del 52% degli italiani?

A guardare in modo più dettagliato le intenzioni di voto nei confronti dei principali partiti nell’arco di una manciata di giorni, con lo sguardo verso l’appuntamento ravvicinato e cruciale delle europee, emerge che al 25/3/2019 secondo la rilevazione di Swg per il Tg la 7 la Lega era stimata al 33,4, il M5S al 22, il Pd al 21. Poi a pochi giorni di distanza giovedì 28 il sondaggio di Demopolisnon solo conferma che la maggioranza assoluta degli italiani, nonostante le macroscopiche divergenze all’interno del governo, gli allarmi crescenti sui dati economici e gli allarmismi sulla democrazia rischio, ritiene che l’esecutivo debba andare avanti ma registra anche una modesta attenuazione nella distanza, finora sempre crescente, tra Lega al 32,5% e M5S al 22%. Il Pd di Zingaretti al 21% e FI, che sembrerebbe beneficiare della leggerissima flessione del partito di Salvini, al 9%.

In risposta al costernato stupore per la luna di miele prolungata degli italiani con il governo guidato dal “burattino” Conte, basterebbe dire che forse gli elettori dell’attuale maggioranza di cui sono stati pronubi Ettore Rosato e Matteo Salvini si limitano a constatare che quelli che hanno votato stanno facendo ciò che avevano promesso in campagna elettorale. Il reddito di cittadinanza e quota 100 – due misure che tutti avevano bollato come irrealistiche e irrealizzabili – sono diventate leggi: non aboliranno il problema della povertà e una riforma pensionistica iniqua ma è innegabile che il reddito di cittadinanza inciderà sulla domanda (stando alle più elementari nozioni keynesiane) e quota 100 ridurrà il danno causato dalla Fornero. E’ scontato che molto di quello che si era impegnato a fare in campagna elettorale Matteo Salvini non mi piace, vedi la legge inutile e illogica sulla legittima difesa che pretenderebbe di bypassare la proporzionalità tra azione e reazione e, infatti, mi sono ben guardata dal votarlo. Ma non per questo condivido le strumentalizzazioni buoniste o modaiole che si risolvono sempre a suo favore in termini elettorali, come quella montata su ragazzini svegli e consapevoli trasformati in eroi in quanto non cittadini italiani per riaprire nel momento meno opportuno la crociata per lo ius soli, già archiviato dai promotori quando avrebbero potuto approvarlo.

Quanto alla progressiva irrilevanza del M5S ormai schiacciato, secondo osservatori che fanno capo a Claudio Cerasa e all’intellighenzia del Foglio, da un bipolarismo non meglio identificato prossimo a risorgere grazie alla sua imminente implosione di cui dovrebbero essere protagonisti Berlusconi e Renzi, forse bisognerà attendere ancora. Infatti il M5S che è riuscito a fare molte cose, tra cui la Spazzacorrotti, una delle misure più apprezzate di questo governo, grazie alla quale Roberto Formigoni sta in carcere per un reato di corruzione di dimensioni stratosferiche. Magari non è stato capace di comunicarle adeguatamente o non glielo ha consentito il sistema informativo per il qual il M5S era e resta un corpo estraneo: “è al governo ma non è il potere”, come ha perfettamente sintetizzato Pietrangelo Buttafuoco. Non è riuscito a farne molte altre che aveva promesso un po’ improvvidamente come lo stop al Tap o la trasformazione dell’Ilva in un Parco Paesistico come hanno fatto in Germania con il bacino della Ruhr, un progetto che non si può realizzare se si è in Italia e soli contro tutti.

Ora che il M5S ha superato con perdite messe in conto rispetto le politiche quella che doveva essere la Caporetto della Basilicata, ha portato a casa il reddito di cittadinanza e ha visto sgonfiarsi in pochi giorni, con la prevedibile richiesta di archiviazione per Frongia, la fake news della “Tangentopoli grillina” strombazzata senza imbarazzo alcuno dai paladini del politicamente corretto che hanno messo insieme in un unico pentolone Raggi, De Vito, Parnasi, Anzalone. Gli elettori più o meno delusi ma capaci di valutare autonomamente avranno qualche fatto in più di cui tenere conto al netto del polverone.

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