CINQUE ANNI DOPO

di Francesco Baicchi - 04/12/2021
il 4 dicembre 2016, le Italiane e gli Italiani respinsero per la seconda volta a distanza di dieci anni un nuovo tentatvo di stravolgere l’assetto istituzionale della nostra Repubblica, democratica e antifascista.

Esattamente cinque anni fa, il 4 dicembre 2016, le Italiane e gli Italiani respinsero per la seconda volta a distanza di dieci anni un nuovo tentatvo di stravolgere l’assetto istituzionale della nostra Repubblica, democratica e antifascista.

I dovuti festeggiamenti non nascosero la certezza che vincere quella battaglia non significava aver defintivamente sconfitto i nemici della Costituzione, che hanno soltanto cambiato strategia: invece di cambiare il testo della Carta si limitano a ignorarla.

Le violazioni di questi anni sono talmente numerose e esplicite che non vale la pena di elencarle: dalla sistematica violazione dell’art. 72 sulle procedure di approvazione delle leggi, all’abuso della decretazione d’urgenza, al mancato rispetto dell’esito dei referendum abrogativi e al rifiuto di mettere all’ordine del giorno le proposte di legge di iniziativa popolare. Ma la più grave, che tutte le forze politiche sembrano aver accettato tranquillamente, è senza dubbio l’approvazione di leggi elettorali che privano di fatto gli elettori del potere di scegliere da chi farsi rappresentare.

In questi anni si è praticamente superata la separazione dei poteri su cui è fondato il concetto stesso di democrazia; il ruolo del Parlamento, rappresentativo dell’intero corpo sociale, è stato quasi cancellato, con l’imposizione di governi nati al di fuori delle aule parlamentari, acclamati spesso proprio perché non identificabili con le forze politiche che hanno ottenuto un consenso stentato di un elettorato sempre meno interessato a far valere la propria sovranità.

Un elettorato che subisce passivamente la violazione anche dello spirito dell’articolo 54,

accettando l’affidamento di importanti funzioni pubbliche a personaggi che hanno o hanno avuto problemi di varia natura con la giustizia, per i quali la eventuale applicazione della prescrizione è sufficiente a evitare conseguenze giuridiche ma che non basta certo a provare il requisito essenziale della ‘disciplina e onore’.

Da questo punto di vista è scandalosa la sola ipotesi di una candidatura alla Presidenza della Repubblica di Silvio Berlusconi, senatore decaduto.

Ma cinque anni difficili non ci hanno fatto dimenticare lo spirito con cui furono affrontati i tentativi di stravolgere le nostre Istituzioni democratiche.

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