Quel test attitudinale dovrebbe farlo Nordio

di Raniero La Valle - Ilfattoquotidiano.it - 17/02/2026
Forse, per i suoi precedenti, sarebbe stato il caso che il test psico-attitudinale che Nordio avrebbe voluto oggi per Gratteri, lo avesse fatto lui a verifica della sua idoneità a fare il parlamentare e poi il ministro della Giustizia e riformatore della Costituzione.

Com’è naturale, sul significato delle riforme costituzionali e relativi referendum, molto influisce la personalità di chi li propone. Questo fu chiarissimo nel caso del referendum Renzi. Così, riguardo al prossimo referendum costituzionale, può valere la pena interrogarsi sul pensiero dei suoi promotori e del suo principale protagonista, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Anche per cercare di capire se nel promuoverla essi hanno in mente il bene della gente o vogliono qualche altra cosa. Perché è chiaro che il prossimo referendum costituzionale fa parte della grande politica e la politica, se non degenerata, ha per suo fine il bene comune, cioè il buon vivere di tutti; la Costituzione, che è la carta d’identità dello Stato, vuole che esso sia perseguito in ogni modo, a ciò finalizzando l’intero ordinamento.

Ebbene qualche lume si può ricavare da un episodio di qualche anno fa. Correva l’anno 2019, e nel centro di Roma in via Santa Croce in Gerusalemme, c’era, come c’è, un palazzo di dieci piani, dismesso dall’Indpap, occupato fin dal 2013 e abitato da più di 400 poveri e senzatetto. Era diventato un Centro Sociale, lo Spin Time, che non dava fastidio a nessuno e anzi (come già a Torino l’Askatasuna) ne aveva fatto la sede di attività formative e di assistenza oltre che di laboratori, associazioni, e sportelli di tutela sociale aperti al quartiere; e l’Acea, la società elettrica, vi aveva tagliato la luce e sigillato il contatore perché c’erano 300.000 euro di bollette non pagate. Ma c’erano anche tutte quelle famiglie provenienti da 27 diverse nazioni, con molti bambini, tutti rimasti senza energia e acqua calda da giorni. Così un bel mattino, l’11 maggio, dopo aver parlato con le autorità e addirittura essere andato dal prefetto per tentare di risolvere la questione, si era presentato alla porta del palazzo occupato il cardinale Krajewski, elemosiniere del Papa – che allora era papa Francesco –, si era fatto accompagnare giù nel locale dei contatori e, tolti i sigilli, aveva riattivato personalmente la corrente elettrica. Poi aveva salutato e andato via lasciando… un biglietto da visita.

Naturalmente successe un putiferio. Sui giornali e nei talk-show si scatenò un dibattito, ma la discussione fu tutta su chi dovesse pagare le bollette della luce, e se si potesse ammettere uno strappo alla legalità nel centro di Roma, tanto più se compiuto da uno “Stato estero” come il Vaticano; a nessuno però venne in mente di discutere che cos’è la legalità, mentre essa era violata a Roma quando si era permesso a CasaPound di cingere d’assedio una casa popolare per intercettare, minacciare e tenere prigioniera una famiglia di ex nomadi, ed era calpestata a Roma quando a migliaia di stranieri erano negati il nome e l’anagrafe, cioè il fatto stesso di esistere, contro la legge che sta prima di ogni altra legge, che è la legge dell’esistenza in vita. A nessuno era venuto in mente che il Papa è il vescovo di Roma, e che un vescovo sta lì per portare la luce dove sono le tenebre e che la sua legge non è il contratto di compravendita dell’energia, ma la carità. Nessuno si è ricordato che papa Francesco aveva cominciato il suo ministero a Roma lamentando che se un barbone moriva di freddo in via Ottaviano nessuno se ne curava, mentre se calavano due punti in Borsa se ne faceva un grande pianto,

Qual è il comportamento che invece Salvini, quello del rosario e del Vangelo in mano nei comizi, voleva dalla Chiesa? Che cosa doveva fare invece il Papa secondo la politica, il governo, i benpensanti, le Tv edite dalla pubblicità? Quello che doveva fare era di pagare i 300.000 euro della bolletta della luce, fare un’elargizione, mandare un assegno magari con una guardia svizzera. La Chiesa doveva fare quello che il sistema si aspetta e vuole da lei: che non metta in discussione e accetti l’ordine esistente, l’ordine iniquo, però lo ingentilisca, lo nobiliti, facendo l’elemosina, mettendo il classico fiore sulla catena della creatura oppressa, di marxiana memoria. La Chiesa doveva mandare l’assegno al palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme e dire ai 400 disgraziati e famiglie che vi abitano: vedete come suona buona? Voi siete musulmani, animisti, non credenti, magari anche atei, non avreste neanche il diritto di stare in questa diocesi, però non importa, vedete come sono longanime, io penso anche a voi, sono aperta, “moderna”, non discrimino, perciò state buoni. Invece la Chiesa non ha fatto questo. È andata lì, non ha fatto prediche, non ha fatto elemosine. Si è messa al posto loro, si è scambiata con loro, ha detto: mettiamoci insieme perché la luce non sia tolta.

Ma chi si distinse per la critica e la proposta più originale fu l’ex procuratore della Repubblica di Venezia, e non ancora deputato, Carlo Nordio, secondo il quale l’Italia avrebbe dovuto aprire una questione diplomatica con la Santa Sede per violazione della legge e del Concordato del 1984, se non addirittura del Trattato del 1929. Forse Nordio aveva letto male il Vangelo, che non esalta ma patisce quella legalità per la quale il creditore “ti consegni al giudice, e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione e non uscirai di lì finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo” (Matteo, 5, 25-26); e forse sarebbe stato il caso che il test psico-attitudinale che Nordio avrebbe voluto oggi per Gratteri, lo avesse fatto lui a verifica della sua idoneità a fare il parlamentare e poi il ministro della Giustizia e riformatore della Costituzione.

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