L’impegno del comitato per il No al referendum costituzionale non si ferma

di Alfiero Grandi - 23/10/2020
La vittoria del Sì non ha affatto stabilizzato la situazione, anzi è più che mai necessario intervenire in tutte le sedi per evitare che il taglio si trasformi in una lesione irreversibile della centralità e rappresentatività del Parlamento.
  • Il 20 e 21 settembre, il referendum indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari ha visto affermarsi con il 69,96 per cento il Sì
  • A un mese dal referendum, il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, che ha dato vita nel 2016 al Comitato per il No, riprende l’iniziativa convocando un’assemblea nazionale entro la metà di novembre
  • Nel documento “Per un rilancio della nostra iniziativa” emergono i due punti principali per la discussione: puntare a una nuova legge elettorale e bloccare l’autonomia regionale differenziata 

A un mese dal  referendum del  20/21 settembre sul taglio del parlamento il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, conclusa la fase dell’impegno attraverso il Comitato per il No al taglio del parlamento, riprende l’iniziativa chiamando a raccolta anzitutto le energie che si sono mobilitate nei diversi territori (185 comitati territoriali) del nostro paese in una prossima assemblea nazionale che si svolgerà entro la metà di novembre.

Una ristrutturazione del sito e della pagina facebook hanno l’obiettivo di mantenere in vita il dialogo e la capacità di iniziativa tra le diverse esperienze che sono unificate dall’adesione alla Costituzione e vogliono realizzare i suoi princìpi, che sono  messi in discussione con troppa leggerezza, anziché attuare, come sarebbe necessario, i diritti che la Costituzione prevede e adottare le misure che possono rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza dei cittadini (art3). Argomento rilanciato con grande forza da Papa Francesco nella sua recente enciclica.

Il Coordinamento, insieme a tutte le componenti che hanno svolto il loro impegno nella campagna referendaria, ha l’obiettivo di mantenere in vita la partecipazione democratica che ha costretto a parlare di Costituzione e contrastato scelte che possono dare frutti avvelenati  come il taglio del parlamento. Il documento titolato “Per un rilancio della nostra iniziativa” pone le basi per la discussione nella prossima assemblea nazionale e parte da una descrizione sincera del risultato del referendum.

Afferma il documento: “Malgrado condizioni pesanti contrarie, il risultato del referendum costituzionale sul taglio del Parlamento ha visto non solo la vittoria del Sì ma anche un buon risultato del No, che con oltre il 30 per cento dei consensi ha reso evidente che il contrasto al populismo e alla demagogia è non solo doveroso ma possibile.

La campagna del No è stata un importante contributo alla vitalità della nostra democrazia, ha costretto il Sì ad impegnarsi nella campagna elettorale, ha impedito che passasse sotto silenzio un appuntamento di grande rilievo costituzionale come il referendum, evitando un plebiscito, e ha mobilitato energie rilevanti in tutto il Paese a sostegno della Costituzione e dei suoi istituti fondamentali, come il Parlamento.

Ha pesato negativamente l'inadeguatezza di questo Parlamento rispetto al ruolo centrale che la Costituzione gli assegna come rappresentante dei cittadini, per i deficit dei partiti spesso ridotti a comitati elettorali, grazie a leggi elettorali che dal “Porcellum” ad oggi hanno sottratto ai cittadini la scelta diretta di chi eleggere consegnando questo potere ai capi partito. Il Coordinamento sottolinea di avere difeso il ruolo del Parlamento previsto dalla Costituzione, in contrasto con l'uso smodato e improprio dei Decreti legge, dei voti di fiducia, dei maxi emendamenti, a cui il M5Stelle vorrebbe aggiungere il vincolo di mandato oggi escluso dall'articolo 67 della Costituzione, malgrado l'evidente inadeguatezza della sua attuale qualità e della scarsa capacità di operare con autonomia, onore e responsabilità.

Non ci siamo chiesti se la vittoria del No era certa o possibile ma se era giusto impegnarsi per affermarne le ragioni. Il risultato è che il No è passato dal 10 per cento dei primi sondaggi ad oltre il 30 per cento.

Non nascondiamo che a differenza del 2016 settori sociali fondamentali, colpiti dalla crisi causata dalla pandemia, non si sono impegnati nello stesso modo, come ad esempio parte del mondo del lavoro e i sindacati, mentre altre associazioni, a partire da Anpi e Arci, si sono impegnate per il No. Inoltre abbiamo avuto una forte interlocuzione con altri Comitati a partire dai giovani di Nostra e da Noi No promosso dalla Fondazione Einaudi. .

La vittoria del Sì non ha affatto stabilizzato la situazione, anzi è più che mai necessario intervenire in tutte le sedi per evitare che il taglio si trasformi in una lesione irreversibile della centralità e rappresentatività del Parlamento. La crescita del ruolo dei presidenti delle Regioni, che puntano all'autonomia differenziata, a scapito dei partiti e del Parlamento, favoriscono una tendenza verso soluzioni accentratrici e presidenzialiste che stravolgerebbero la nostra Costituzione.

Due sono i punti essenziali del nostro impegno:

1. Puntare ad una nuova Legge elettorale che superi le liste bloccate, consenta ai cittadini di scegliere direttamente i loro rappresentanti, da eleggere su base proporzionale con una correzione attraverso un collegio nazionale. Del resto il Coordinamento ha promosso già prima del referendum una raccolta di firme in calce ad un documento per una legge elettorale proporzionale e un Progetto di legge. Cercheremo di costruire convergenze con quanti oggi condividono gli stessi obiettivi a fronte del pericolo concreto che non si riesca ad approvare una nuova legge elettorale proporzionale, con il diritto degli elettori di scegliere direttamente il candidato.

2. Bloccare l'autonomia regionale differenziata, che metterebbe a rischio l'unità nazionale e darebbe più forza a quanti propongono una forma di governo presidenziale che invece deve essere bloccata. Esattamente questo è il disegno di radicale stravolgimento della Costituzione che la destra vuole realizzare. Contrastare le attuali spinte centrifughe delle Regioni che con le loro divaricazioni stanno già creando disparità nell'esercizio dei diritti fondamentali dei cittadini italiani, ad esempio quello alla salute - come si è visto nel corso dell'attuale pandemia - confermando le preoccupazioni sulla tenuta dell'unità nazionale. 

Inoltre è necessario avviare una riflessione su come sottrarre le modifiche della Costituzione alle convenienze politiche del momento, ridefinendo il processo di revisione che attualmente le consegna a una maggioranza che spesso coincide con quella del governo. Anche i regolamenti parlamentari dovranno essere modificati, superando meccanismi ipermaggioritari, mettendo limiti ai Decreti legge, ai voti di fiducia, ai maxi emendamenti, definendo le garanzie per l'opposizione, garantendo spazi all'iniziativa dei parlamentari.

La nostra attenzione va rivolta anche ad altri aspetti dell'attuazione della Costituzione come ad esempio la regolazione legislativa ai sensi dell’art. 49 della vita democratica dei partiti. 

L'Italia è di fronte ad un passaggio cruciale e deve usare le risorse europee e nazionali sia per intervenire sulle aree di disagio sociale che per ridare slancio ad un'economia reindirizzata alla tutela del territorio e dell'ambiente, alla ricerca e alla crescita scolastica, alla diffusione di tecnologie innovative, con al centro l'occupazione di qualità, in particolare per i giovani. Questa fase non può essere gestita in sedi accentrate ma solo ridando centralità al Parlamento e coinvolgendo le forze sociali fondamentali a partire dai Sindacati. E' necessaria una diffusa mobilitazione per spingere questo Parlamento, con tutti i suoi limiti, a riscattare un'immagine negativa, che ha non poco contribuito alla vittoria del Si, sfidandolo a recuperare il suo ruolo di rappresentanza delle istanze della società.

Conclude il documento: “Questi obiettivi della nostra battaglia e il protagonismo dei Comitati territoriali per il No, che ha messo in moto importanti energie, richiedono una riflessione particolare per far sì che il Coordinamento per la Democrazia costituzionale possa valorizzare, rilanciare e meglio strutturare le forze che dal 2016 ad oggi sono state con noi in difesa dei valori della Costituzione.

Alfiero Grandi

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