Referendum, quel sì di Augusto Barbera tace sui troppi limiti della riforma Nordio

di Alfiero Grandi - strisciarossa.it - 01/02/2026
Nel referendum cerchiamo di contrastare l’astensionismo crescente chiarendo che questa volta chi vota decide perché non c’è quorum e basta un voto in più per cancellare la legge Meloni Nordio. Questo ripagherebbe Barbero da attacchi ingiustificati.

È sceso in campo con un articolo per il Si il Presidente emerito della Corte costituzionale Augusto Barbera che apre difendendo (pro forma) il prof Alessandro Barbero che si è pronunciato per il No nel referendum e per questo è stato dileggiato da esponenti del Si.

In realtà nella chiusura dell’articolo Augusto Barbera sfodera una rasoiata accusando in sostanza il prof. Barbero di non avere letto le norme su cui gli italiani (immagino comprendesse anche le italiane) si pronunceranno nell’imminente referendum, aggiungendo qualche discutibile apprezzamento sullo storico e dimenticando in particolare la sua competenza sul medioevo, consiglio in proposito di leggere il pregevole testo di Barbero su Carlo Magno.

Tuttavia Augusto Barbera merita attenzione per quanto afferma e anche per quanto sottace. Sottace ad esempio come si è arrivati a questa contro-riforma costituzionale.

Il governo ha fatto un danno costituzionale enorme

Il governo ha deciso tutto da solo e ha imposto al parlamento il suo testo. La maggioranza parlamentare di destra ha piegato la testa ai voleri di Giorgia Meloni e l’ha approvato facendo un danno costituzionale enorme al ruolo del parlamento. L’opposizione non ha potuto fare alcunché perché la maggioranza è rimasta sorda e muta, trasformata in un’assemblea di yes man. Forse alcuni punti avrebbero potuto essere migliorati, ad esempio l’assurdità di una presunta riforma che spacca in due il Csm (giudici e PM) e prevede per di più un’unica Alta Commissione di valutazione disciplinare sui giudici e sui PM, i quali evidentemente sono separati nei due Csm ma sono riunificati sotto un’unica Corte disciplinare.

Per di più la divisione del Csm in 2, per giudici e per i PM è in realtà una divisione in 3 perché c’è anche questa commissione disciplinare del tutto separata.

Come si fa ad ignorare il giubilo di Forza Italia che continua a vivere in nome di Berlusconi e sembra cercare una sorta di vendetta postuma contro i magistrati (questa volta uniti) come se la condanna del “Presidente” non fosse avvenuta su fatti comprovati?

Il governo ha scelto di firmare Meloni-Nordio la proposta di legge di modifica di ben 7 articoli della Costituzione del 1948, questione che nel titolo della legge e nel quesito referendario per ora non è affatto chiara. A meno che la Corte di Cassazione nell’ammettere le 548.000 firme come nuovo soggetto referendario riveda anche il quesito referendario, come hanno chiesto giustamente i 15 promotori della raccolta.
Il governo ha puntato su questa modifica della Costituzione perché ritiene che possa vincere nel referendum, al punto che ha fatto chiedere il voto referendario anche dalla maggioranza parlamentare. Se la legge Meloni-Nordio venisse confermata la destra pensa che potrebbe passare con meno problemi il premierato, con cui eleggere direttamente il capo del governo e comprimere il ruolo del Presidente della Repubblica (con in più il corollario di una legge elettorale decisa a maggioranza) e ottenere qualche risultato anche sulla (mutilata) autonomia regionale differenziata per accontentare Calderoli e la Lega.

La maggioranza ha aperto la strada per l’attacco alla Costituzione antifascista

In sostanza le modifiche costituzionali sono lo scalpo che la maggioranza vuole ottenere per dimostrare che non si è fatta ingabbiare nella Costituzione antifascista del 1948, che la destra oggi egemone non ha mai accettato fino in fondo.

Perché mai le ragioni politiche non dovrebbero entrare nella valutazione di come votare al referendum se è in campo questo vero e proprio attacco alla Carta costituzionale, a cui Augusto Barbera dovrebbe essere particolarmente affezionato per ovvie ragioni. Può essere che ci siano posizioni pregresse da difendere, tuttavia anziché posizioni passatiste oggi occorrono posizioni che guardano non solo all’oggi, in particolare all’attacco in corso alla democrazia in tanti paesi (Trump docet) ma soprattutto guardano al futuro, cioè a come difendere e fare progredire la democrazia.

A Barbero viene contestata l’affermazione che il governo potrà dare ordini ai magistrati. Forse ordini diretti no ma questo governo ha ordinato al parlamento di accettare senza fiatare le sue decisioni ed essendo costituito da una maggioranza di ignavi ha accettato l’ordine di approvare a scatola chiusa il testo Meloni-Nordio.

Con questa premessa è legittimo il sospetto che il governo abbia qualcosa in mente nella sede delle leggi attuative che verranno approvate grazie all’abnorme maggioranza parlamentare. Controprova: Tajani ha già parlato di PM che potrebbero perdere il controllo della polizia giudiziaria, diventando una sorta di caciocavalli appesi.

Per di più se il Csm da unico si fa trino e quindi sarà certamente più debole la risposta dei singoli pezzi, mentre più forte diventerà l’azione disciplinare in capo al Ministro della Giustizia.

Anche Augusto Barbera cade in errore quando afferma che la Costituzione assicura l’autonomia costituzionale ai soli giudici, in realtà l’articolo 104 afferma che “la magistratura (tutta) costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere” e all’articolo 107 afferma che “i magistrati sono inamovibili”, di nuovo tutti, cioè giudici e PM. Quindi non si vede in cosa rafforzerebbe l’autonomia la separazione in due Csm, anzi sarebbero certamente più deboli e corporativi.

Giudici e Pm sono tutti magistrati a pieno titolo, perché mai questa dovrebbe essere una commistione inaccettabile (Barbera)? Comunque è un giudizio soggettivo e l’arzigogolo dimostrativo non è convincente, per di più lo strumento scelto per superare la “commistione” (il sorteggio dei componenti togati del Csm anziché l’elezione da parte di tutti i magistrati come avviene ora) è peggio del male che vorrebbe curare.

Come ha ricordato Gherardo Colombo la commistione è benefica perché i PM non sono semplicemente degli accusatori ma restano dei magistrati a tutto tondo, per formazione costituzionale e culturale, tenuti alla ricerca della verità, perfino quando è a favore dell’accusato. Che poi ci sia coincidenza di valutazione tra Giudici e PM non è vero perché quasi il 50 % delle sentenze si distingue dalla richiesta dei PM.

Il governo non ha fatto mistero che persegue l’obiettivo di togliere di mezzo quelli che considera solo ostacoli, invasioni di campo e non giudizi di legittimità. Così è ad esempio per i giudizi della Corte dei Conti sul ponte sullo stretto, oppure dei giudice sui “detenuti” nei lager costruiti e testardamente mantenuti da Giorgia Meloni in Albania, fino ad un discutibile elenco di sentenze messe alla gogna solo per colpire l’immagine della magistratura.

Sembra francamente un argomento debole chiedersi dove sta scritto che i componenti togati debbano avere una funzione di rappresentanza della magistratura per giustificare il sorteggio anziché l’elezione diretta dei rappresentanti come è oggi.

Sta scritto nella Costituzione attuale che infatti prevede la loro elezione per evitare che vengano nominati dal governo e quindi garantiscano l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Altrimenti chi dovrebbe indicare i togati, forse le camere penali? Proprio per questo il governo ha imposto un testo che li vuole sorteggiati, solo per indebolirne la rappresentatività.

Il prossimo passo se vince il sì sarà la legge elettorale tagliata su misura della maggioranza

Esponenti del no chiedono il sorteggio degli eletti? Per favore evitiamo il ridicolo. È il governo che vuole una legge elettorale con il premio di maggioranza per eleggere i super fedeli al riparo da tutto come se il parlamento attuale non fosse già in condizioni preoccupanti di sudditanza al governo.

Montesquieu cosa penserebbe di un governo che assumesse in sé i poteri del parlamento, intaccasse il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica, puntasse a ridurre l’autonomia della magistratura dividendola e riducendo il ruolo della sua rappresentanza, obbligando il Presidente della repubblica a saltabeccare da un mini CSM all’altro.

Per ragioni di merito, per ragioni politiche e di democrazia nel prossimo referendum è necessario che il No bocci questa legge sbagliata, dopo si potrà discutere senza il ricatto dell’imposizione del governo che getta una luce negativa anche su tutta la parte attuativa di questa modifica della Costituzione.

Nel referendum cerchiamo di contrastare l’astensionismo crescente chiarendo che questa volta chi vota decide perché non c’è quorum e basta un voto in più per cancellare la legge Meloni Nordio. Questo ripagherebbe Barbero da attacchi ingiustificati.

Alfiero Grandi

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