Rivendicare un lavoro stabile e sicuro non è reato

di Cantiere 167 e Disoccupati 7 Novembre - 13/05/2023
Condividiamo l’appello dei disoccupati di Napoli, un movimento di lotta collettiva troppo spesso non ascoltato o peggio trattato dalle istituzioni come fosse un soggetto dalla pericolosità sociale. Ma è contro la legge manifestare e mobilitarsi per il riconoscimento del diritto al lavoro sicuro e retribuito?

Scriviamo questo appello rivolgendoci alla società civile tutta, al mondo accademico, al mondo della informazione, ai giuristi e alle giuriste, agli artisti e alle artiste, agli e alle intellettuali.

Ancora una volta i Movimenti di lotta “Disoccupati 7 Novembre” di Napoli e “Cantiere 167” Scampia – dall’estate scorsa, per decisione collettiva hanno unificato le proprie istanze – sono sotto attacco.

Da quasi 10 anni questi movimenti si battono per la conquista di un lavoro stabile e sicuro o di un salario garantito, vivendo del protagonismo collettivo di padri e madri che il lavoro lo hanno perso, di famiglie che soffrono l’inflazione alle stelle o che patiscono la distruzione totale di ogni forma di welfare, di uomini e donne che lottano ogni giorno per mettere il piatto a tavola o che fanno i salti mortali per pagare affitti da rapina.

Una lotta condotta da chi prova a emanciparsi dalla marginalità sociale ed anche dalle reti facili della criminalità presenti nei quartieri popolari e periferici della città di Napoli. Le stesse periferie – Traiano, Soccavo, Quartieri, Sanità, Bagnoli, Scampia, Montesanto- nelle quali i disoccupati e le disoccupate si impegnano quotidianamente per sviluppare forme di solidarietà e di socialità senza scopo di lucro, in territori abbandonati al degrado ed alla speculazione.

Fin dalla sua nascita, questo movimento di disoccupati e disoccupate ha avuto il merito di denunciare come le molteplici emergenze che affliggono il territorio partenopeo- ambiente, rifiuti, messa in sicurezza delle aree a rischio idrogeologico e vulcanico, decoro urbano, tutela del patrimonio artistico, assistenza sociale e sanitaria, evasione scolastica- richiederebbero un vero e proprio piano straordinario di investimenti pubblici e di assunzioni finalizzate ad attività socialmente utili e necessarie e/o al ricambio degli organici attuali, in larga parte composto da lavoratori prossimi all’età pensionabile. Attraverso iniziative pubbliche o di approfondimento, è stato messo in luce come ciò venga impedito sia dalle politiche di tagli alla spesa pubblica, sia da una gestione delle risorse (vedi PNRR) orientata unicamente ad alimentare il circolo vizioso degli appalti e dei subappalti, cioè la fame di profitti dei privati e delle clientele connesse alle consorterie istituzionali che di volta in volta si alternano al potere.

La storia del Movimento “Disoccupati 7 Novembre” e del “Cantiere 167 Scampia è la storia di una lotta condotta da sempre alla luce del sole e senza “scheletri nell’armadio”.

Essa ha il merito di essere diventata un presidio di democrazia diretta per l’accesso al lavoro, uno spazio di crescita per molti disoccupati e molte disoccupate e per chi ha sempre vissuto combattendo contro la miseria, in una città che ha fatto del clientelismo, del mercimonio e del voto di scambio le uniche vie per ottenere un’occupazione stabile. Ogni incontro istituzionale, ogni momento di piazza, ogni proposta, è stato discusso/ragionato/comunicato collettivamente in assemblee, dibattiti, aggiornamenti, pubblici e interni al movimento.

Nel corso di questi anni il Movimento dei/delle disoccupati/e ha incontrato numerose volte il vescovo di Napoli, Mimmo Battaglia, in sedi istituzionali Prefetti, Sindaci, delegati di ogni ente locale, ha partecipato ai tavoli organizzati con i ministri del Lavoro e ha interloquito perfino con la segreteria del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Deputati e senatori della Repubblica si sono espressi per sollecitare una soluzione alla vertenza dei disoccupati, oggi dichiarati/e come delinquenti da settori di quegli stessi organi dello stato.

Neanche un mese fa, dopo numerosissimi tavoli ed incontri interistituzionali, i Movimenti dei disoccupati erano in attesa degli ultimi adempimenti per poter iniziare ad intravedere l’inizio di un percorso di formazione e di inserimento al lavoro in progetti di pubblica utilità nei settori della tutela dell’ambiente, del territorio, della città e del potenziamento dei servizi sociali. Un impegno puntualmente slittato per motivi mai chiariti. Senza neanche degnarsi di avvisare, di comunicare le ulteriori problematiche emerse, di capire quali fossero le alternative tecniche su cui si stesse discutendo, le istituzioni locali si sono assunte le responsabilità di lasciare per strada senza notizie oltre 600 giovani, famiglie, mamme e padri dalla mattina alla sera.

Non solo mancano risposte concrete ma poi, ultimo in ordine il presidente della Regione, si attacca questa lotta collettiva definendola violenta, banalizzando e minimizzando una storia di dignità ed emancipazione collettiva oltre che anni di passaggi di impegni istituzionali di tavoli, incontri, confronti. All’immobilismo istituzionale e alle continue provocazioni, si affianca una escalation repressiva fatta di multe, denunce, procedimenti di vario tipo, fino all’indagine per “Associazione a delinquere” che ha colpito alcuni/e appartenenti alla platea.

Dinanzi a tutto ciò si risveglia una sensazione, mai sopita, di inquietudine e una consapevolezza poco gradita: chi oggi chiede risposte concrete alle tante emergenze che affliggono centinaia di migliaia di persone, o non viene ascoltato o viene trattato come un soggetto dalla pericolosità sociale, indagato/a e perseguita/o come tale. In un momento di crisi economica e sociale drammatica le istituzioni, invece di dare risposte concrete al disagio sociale, alla disoccupazione, alla precarietà ed al lavoro nero, criminalizzano e reprimono chi si organizza per emanciparsi dalla povertà e dalla marginalità tramite la lotta.

Alla luce di questa situazione ci chiediamo: è contro la legge manifestare e mobilitarsi per il riconoscimento del diritto al lavoro sicuro e retribuito? È forse contro la legge il tentativo di tanti e tante di provare a sottrarsi alla marginalità sociale, vera e propria piaga che condanna ad una vita infernale fasce sempre maggiori della popolazione a Napoli come altrove?

Dinanzi agli spot e alle infinite produzioni audiovisive che stanno raccontando Napoli e la stanno rilanciando ulteriormente come vetrina da turismo di ogni tipo, e alle serie TV e film che spopolano nel raccontare la Napoli dei bassifondi piena di ragazzi difficili e sfortunati, spesso limitandosi solo a una narrazione superficiale e parziale di queste storie, come è possibile che continuino a mancare interventi strutturali che favoriscano l’emersione dalla marginalità e la costruzione reale di alternative individuali e collettive per i “dannati della metropoli”?

Il movimento dei disoccupati organizzati ha dimostrato che è possibile costruire un’alternativa alla violenza, all’isolamento, alla precarietà, ai destini segnati di migliaia di senza-lavoro. Questa esperienza è oggi duramente sotto attacco. La determinazione di tutta la platea è un dato di fatto ma da sola non può bastare.

Ci rivolgiamo quindi a chi ritiene inaccettabile l’atteggiamento delle istituzioni e l’accanimento repressivo, a chi guarda alla necessità di schierarsi al fianco di chi legittimamente combatte per un salario e una vita dignitosa. Siamo convinti/e che sia necessaria una presa di parola collettiva rispetto a tutto ciò. La risposta, in questi casi, deve essere sociale e collettiva. L’ isolamento è la più grande arma del potere: non lasciamo nessuno e nessuna da sola/o a portare avanti la propria vertenza.

Facciamo appello a tutte le istituzioni (governo nazionale, regione Campania, città metropolitana e comune di Napoli) affinché operino concretamente per far sì che questa vertenza si sblocchi nel più breve tempo possibile. Chiediamo ai giudici del Tribunale di Napoli- sezione penale incaricati di esprimersi sui capi di accusa a carico del movimento dei disoccupati, di valutare attentamente il contesto sociale, le ragioni e le finalità di rango costituzionale in nome delle quali si sono svolte le iniziative e le manifestazioni oggetto di rinvio a giudizio, e dunque si esprimano per un’assoluzione.

Come già fatto altre volte, ci rivogliamo nuovamente ai giornalisti e alle giornaliste, interessate/i a raccontare la storia collettiva del Movimento “Disoccupati 7 Novembre” e del “Cantiere 167 Scampia” e a chiunque, in giro per l’Italia, voglia confrontarsi con i/le protagonisti di questa lotta oggi sotto attacco.

Per chiunque volesse sottoscrivere l’appello può inviare la propria adesione:

– Alle pagine fb Laboratorio Politico Iskra e Si cobas Napoli

– Inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica “mov7nov@gmail.com”

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