Elogi imbarazzanti al regime saudita

di Eric Jozsef - Libèration France - 05/02/2021
Per giustificare le dimissioni dei ministri e del sottosegretario di Italia viva dal governo, Renzi ha criticato l’esecutivo per la gestione della crisi sanitaria ed economica, e ha accusato Conte di essere un populista e di non aver condannato sufficientemente Donald Trump dopo l’assalto al congresso statunitense

In piena crisi di governo Matteo Renzi è andato a Riyadh per intervistare il principe ereditario, sospettato di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Kashoggi.

Matteo Renzi ha usato un jet privato pagato dai sauditi per rientrare subito a Roma dopo le dimissioni del presidente del consiglio Giuseppe Conte. II leader di Italia viva era a Riyadh mentre la crisi politica che aveva innescato ha avuto un’accelerazione. Una crisi arrivata in un momento in cui !’Italia ha più di 88.845 (dati aggiornati al 1 febbraio) morti di covid-19 el’economia é in recessione. Renzi fa parte della fondazione Future investment initiative (Fii), che glida uno stipendio che può arrivare a 8omila dollari all’anno (65.800 euro).

Il viaggio era programmato da tempo, male rivelazioni del quotidiano Domani sulle circostanze di questa trasferta hanno lasciato perplesse molte persone. Non solo Renzi, ex sindaco di Firenze, ora senatore, ha un’attività parallela di conferenziere molto ben retribuita, ma a quanto pare non ha nessuna reticenza a mostrarsi accanto ai reali sauditi. Durante il viaggio a Riyadh, Renzi si é prestato a un’operazione di comunicazione da parte dell’onnipotente principe ereditario Mohammed bin Salman, sospetta to di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Kashoggi, avvenuto nel 2018 negli uffici del consolato saudita a Istanbul. Il corpo di Kashoggi è stato fatto a pezzi per farlo scomparire.

Un nuovo rinascimento

Mentre Conte, a Roma, cercava una nuova maggioranza dopo le dimissioni dei ministri di Italia viva, Renzi era seduto di fronte al principe Bin Salman per un ‘intervista. “Buongiorno a tutti, é un piacere e un onore per me essere qui con il grande principe Mohammed bin Salman”, ha detto in inglese l’ex capo del governo italiano, che ha ribadito : “Grazie ancora per questa opportunità. Per me é un privilegio poter parlare con lei di rinascimento. Infatti più che un capo del governo sono stato soprattutto l’ex sindaco di Firenze, la città del rinascimento. E il rinascimento é diventato grande proprio dopo una pandemia’. E ha aggiunto, guardando in alto come se leggesse da uno schermo: “Penso che l’Arabia Saudita possa essere il luogo di un nuovo rinascimento”. Durante l'intervista al principe saudita, Renzi, ideatore del Jobs act, una contestata riforma del mercato del lavoro, è arrivato al punto di lodare il sistema economico saudita: “Non mi parli del costo del lavoro a Riyadh, perché da italiano ne sono molto invidioso”.

In Italia parte della stampa si é indignata per questo elogio di uno dei regimi pit repressivi del mondo. “I petrodollari non puzzano, come sempre, ma grondano sangue”, ha scritto su Domani il politologo Pietro Ignazi. “Off record perd, deve aver picchiato duro sul blasonato saudita che, al netto della fama di riformista, é associato allo spezzettamento di Kashoggi e alla suffragetta Loujain al Hathloul, condannata a cinque anni per l’ardire di guidare”, ha ironizzato La Stampa.

I rapporti tra Renzi e i sauditi non sono una novità: aveva visitato il regno nel 2015 quando era presidente del consiglio. Il Fatto quotidiano aveva raccontato che I componenti della delegazione erano quasi venuti alle mani per impadronirsi degli orologi Rolex regalati dal regime. Lasciato palazzo Chigi, Renzi aveva tenuto una conferenza a Riyadh nel 2019. “Vengo retribuito”, spiegava Renzi, “perché c’é gente che pensa che sia interessante ciò che ho da dire. L’evento al quale ero presente con David Cameron e Francois Fillon (ex primi ministri del Regno Unito e della Francia) era organizzato dal grande fondo d investimento Pif (Saudi public investment fund) che ha quotato in borsa la società Saudi Aramco, la più grande quotazione della storia”.

La fondazione Fii, di cui Renzi é un consigliere d’amministrazione, é controllata dal Pife ha organizzato questo evento definito “la Davos del deserto”, a cui quest’anno ha partecipato anche Renzi.

Per giustificare le dimissioni dei ministri e del sottosegretario di Italia viva dal governo, Renzi ha criticato l’esecutivo per la gestione della crisi sanitaria ed economica, e ha accusato Conte di essere un populista e di non aver condannato sufficientemente Donald Trump dopo l’assalto al congresso statunitense.

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