L’Italia s’è desta... ?

di ASSOCIAZIONE ARTICOLO 53 - 15/12/2019

Leggiamo una interessante intervista di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, sul quotidiano “Repubblica” del 10-dicembre-2019. Il segretario lancia la sua proposta: un progetto per l’Italia , condiviso da governo, sindacati e imprese per impedire che il Paese «si sbricioli sotto i colpi di un processo di deindustrializzazione».

I punti che la intervista tratta ci fanno timidamente osservare che il “Progetto per l’Italia” esiste da oltre 70 anni e si chiama “Costituzione della Repubblica Italiana ”, di cui egli stesso è stato testimone nella manifestazione “ Costituzione, la via maestra” che si svolse il 12 ottobre 2013 tra piazza della Repubblica e piazza del Popolo, promossa da Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, lo stesso Maurizio Landini, il compianto Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky.
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Ci sarà mai un giornalista che, ascoltando discorsi e proposte di personaggi politici o rappresentanti delle forze sociali, si lascerà scappare un “ Ma guardi, quello che dice è esattamente quello che è presente nella Costituzione !! ” ?
La speranza è sempre l’ultima a morire e per noi della Associazione Articolo 53 ( http://www.articolo53.it ) , questa è una amara verità.
Fra il 1946 ed il 1947 la Assemblea Costituente fu chiamata ad una missione veramente difficile: dare vita ad un progetto di Costituzione. Madri e Padri Costituenti riuscirono perfettamente nel loro compito, facendo leva sulle capacità e sulle energie di quella che possiamo considerare come la migliore classe politica che il nostro paese abbia mai avuto. In quei due anni riusciron0 a realizzare una Carta costituzionale in cui felicemente si armonizzano i diversi principi che informavano le ideologie delle parti della Assemblea Costituente. Ideologie e principi che ancora oggi, pur nel mutato contesto politico ed economico, sussistono ed operano nella società.

Dunque, oltre ogni ragionevole dubbio, il vero “progetto per l’Italia”, la risposta più armonica ed equilibrata alle necessità del paese è lei, la Carta costituzionale. In essa si delineano perfettamente le direttrici secondo le quali il paese deve procedere per consentire alla nazione di non sbriciolarsi mai. Giungere sino ai nostri giorni senza avere attuato buona parte della Costituzione è una colpa che ricade non tutta e non solo sulla classe politica ma che chiama in causa le forze sociali e la classe imprenditoriale: in poche parole la classe dirigente del nostro paese.
A ciascuna delle componenti di essa la Costituzione ha infatti affidato delle ben precise responsabilità in buona parte disattese.

Dal momento che le classi politiche sin qui hanno saputo dare vita solo a cose come “il Patto della Crostata” ed “il Patto del Nazareno” poniamo questa domanda : a quando il “ Patto per la Attuazione della Costituzione” ? Riteniamo che questo possa rappresentare il vero “progetto per l’Italia” o meglio, “La via Maestra” per il Paese.

Confidiamo che Maurizio Landini vorrà non solo riproporre ma anche rafforzare il messaggio che ha dato con la sua partecipazione alla manifestazione “ Costituzione, la via maestra” insieme a Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, il compianto Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky . Essa ha infatti tutt’ora un significato enorme per tutto il mondo sindacale a partire dalla organizzazione di cui è segretario.
"La Via Maestra" è il documento firmato da Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky .La manifestazione si tenne il 12 Ottobre 2013

La via maestra

https://formiche.net/gallerie/rodota-landini-travaglio-difesa-della-costituzione-le-foto/

1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre.
    Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un teso scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?
    Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi. In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme” – come sono state definite –, ineludibili per passare da una costituzione all’altra.
    La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.
2. Eppure, per quanto si sia fatto per espungerla dal discorso politico ufficiale, nel quale la si evocava solo per la volontà di cambiarla, la Costituzione in questi anni è stata ben viva.
    Oggi, ci accorgiamo dell’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia: un articolo a lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia.
    Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata competizione nella scala sociale.
    Oggi, la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita degli esseri umani, secondo le “naturali” leggi del mercato.
    Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale.
    Ecco, con qualche esempio, che cosa è l’idea di società giusta che la Costituzione ci indica.
    Negli ultimi anni, la difesa di diritti essenziali, come quelli alla gestione dei beni comuni, alla garanzia dei diritti sindacali, alla protezione della maternità, all’autodeterminazione delle persone nei momenti critici dell’esistenza, è avvenuta in nome della Costituzione, più nelle aule dei tribunali che in quelle parlamentari; più nelle mobilitazioni popolari che nelle iniziative legislative e di governo. Anzi, possiamo costatare che la Costituzione, quanto più la si è ignorata in alto, tanto più è divenuta punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni nella società civile. Tra i più giovani, i discorsi di politica suonano sempre più freddi; i discorsi di Costituzione, sempre più caldi, come bene sanno coloro che frequentano le aule scolastiche. Nel nome della Costituzione, ci si accorge che è possibile parlare e intendersi politicamente in un senso più ampio, più elevato e lungimirante di quanto non si faccia abitualmente nel linguaggio della politica d’ogni giorno.
    In breve: mentre lo spazio pubblico ufficiale si perdeva in un gioco di potere sempre più insensato e si svuotava di senso costituzionale, ad esso è venuto affiancandosi uno spazio pubblico informale più largo, occupato da forze spontanee. Strade e piazze hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco. Devono continuare ad esserlo, perché lì la novità politica ha assunto forza e capacità di comunicazione; lì si sono superati, per qualche momento, l’isolamento e la solitudine; lì si è immaginata una società diversa. Lì, la parola della Costituzione è risuonata del tutto naturalmente.
3. C’è dunque una grande forza politica e civile, latente nella nostra società. La sua caratteristica è stata, finora la sua dispersione in tanti rivoli e momenti che non ha consentito di farsi valere come avrebbe potuto, sulle politiche ufficiali.
    Si pone oggi con urgenza, tanto maggiore quanto più procede il tentativo di cambiare la Costituzione in senso meramente efficientistico-aziendalistico (il presidenzialismo è la punta dell’iceberg!), l’esigenza di raccogliere, coordinare e potenziare il bisogno e la volontà di Costituzione che sono diffusi, consapevolmente e, spesso, inconsapevolmente, nel nostro Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue.
    Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla.

Lorenza Carlassare- Don Luigi Ciotti-Maurizio Landini-Stefano Rodotà-Gustavo Zagrebelsky



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