TECNICI O POLITICI?

di Francesco Baicchi - 08/02/2021
Pensare che i provvedimenti che un governo è chiamato a assumere possano essere meramente tecnici presuppone che esista una unica scelta razionale, e, soprattutto, un unico fine da perseguire

L’insistenza nella distinzione fra governi “politici” e “tecnici” mi appare impropria, anche se non sorprendente.

Pensare che i provvedimenti che un governo è chiamato a assumere possano essere meramente tecnici presuppone che esista una unica scelta razionale, e, soprattutto, un unico fine da perseguire.

E’ la posizione di chi rinuncia alla difficile ricerca di una società più giusta e solidale, accettando come indiscutibili le regole del ‘mercato’ e del capitalismo, che ci stanno invece portando a gran velocità verso società autoritarie, dove potere e ricchezza sono concentrate in pochissime mani e la democrazia ridotta a puro cerimoniale. E, per conseguenza alla sempre più probabile distruzione del pianeta.

A monte di qualunque decisione c’è dunque una scelta di campo politica, che in questa fase storica possiamo esemplificare ricordando la presa di posizione della J.P.Morgan contro le costituzioni ‘troppo democratiche’: da una parte ci sono uomini e donne alla ricerca di una sempre migliore qualità della vita, dall’altra centri di potere finanziari opachi, impegnati ad accumulare ricchezza e potere in un mercato privo di regole, che sfugge al controllo degli stati, in una spirale di cui forse si è perfino persa l’origine.

Questo non significa che un governo debba rinunciare alla competenza dei tecnici: al contrario essi sono la condizione necessaria per evitare errori, per utilizzare al meglio le risorse, per garantire coerenza. Ma spetta alla politica, cioè ai cittadini ‘sovrani’, decidere gli obiettivi che si intende perseguire.

Il Presidente Mattarella, in una fase drammatica come l’attuale, ha parlato di un governo ‘senza connotazione politica’ e ha incaricato di formarlo un ‘tecnico’ di incontestabile competenza, ma questo certo non esclude la necessità di definire un quadro di riferimento, che non può che essere la conferma dei principi e dei valori di eguaglianza e solidarietà della nostra Costituzione, che, fra l’altro, all’articolo 3 chiarisce esplicitamente quali sono i ‘compiti’ dello Stato: rimuovere gli ostacoli che impediscono l’eguaglianza dei cittadini, la loro realizzazione e la loro partecipazione alla società.

Ci auguriamo che le consultazioni in corso con le forze politiche servano a chiarire questa necessità di coerenza; ben venga un governo costituito da tecnici, ma che operino senza dimenticare i confini dei loro compiti, che spetta alle forze politiche democratiche ricordare loro.

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