Cosa lega la manifestazione dei riders a Napoli, il progetto civico del sindaco Manfredi, e il voto referendario del 22-23 marzo?
In sintesi, la partecipazione democratica come strumento di difesa della Costituzione che garantisce i nostri diritti e le nostre libertà. La campagna referendaria si avvia alla conclusione tra non poche polemiche e contumelie. In buona misura c'era da aspettarselo. Una battaglia politica vera non è mai un sereno confronto, e chi vuole spacciarla come tale in una ordinata normalità mente sapendo di mentire.
Gli eccessi che ci sono stati sono addebitabili in massima misura alla crisi di nervi che ha colto i sostenitori del Sì, quando hanno avvertito la forte e inattesa rimonta del No nelle ultime settimane. La premier Meloni è stata costretta a scendere in campo in prima persona, come avrebbe dovuto in realtà fare dal primo istante assumendo di fronte al paese la responsabilità di una proposta espressione dell'indirizzo governativo.
Il punto è che validi argomenti di merito a sostegno della legge non è dato trovarne.Non è volta a migliorare la qualità del servizio giustizia, come la stessa destra ammette (Nordio, Bongiorno, presidente Comm. Giustizia Senato). Non è strumento necessario per la separazione delle carriere, che potrebbe essere disciplinata con legge ordinaria, e in larga misura già esiste oggi ) Cartabia del
2021), tanto che il passaggio tra le funzioni di Pm e giudice riguarda una percentuale infima (meno dello 0,5% dei magistrati in servizio). E non si modificano sette articoli della Costituzione per uno 0,5%.
Il vero obiettivo della legge è colpire l'autogoverno della magistratura frammentando il Consiglio superiore, attualmente unitaria espressione di tutti i magistrati, in tre entità separate: un Consiglio per i giudici, uno per i pubblici ministeri, e un'Alta corte disciplinare. È intuitivo che la frammentazione sia in sé un elemento di debolezza, aggravato dall'introduzione del sorteggio come metodo per la selezione dei componenti, cosa invero anomala per un organo di rilievo costituzionale. Il correntismo come aggregazione culturale esiste ovunque, dai partiti alle categorie professionali. Sorteggiamo deputati e senatori, o i consigli dell'ordine di medici, avvocati, ingegneri?
Inoltre, l'obiettivo di stroncare il correntismo viene smentito dai numeri: solo 2000 magistrati circa sono iscritti alle cosiddette correnti, contro 7000 non iscritti, ed è risibile l'idea che una cupola controlli i non iscritti con i metodi mafiosi richiamati da Nordio.
Traspare dietro lo schermo di fragili argomenti di merito l'obiettivo politico di indebolire la magistratura, giungendo in ultima analisi a una giustizia forte con i deboli e debole con i forti.
Un processo alle intenzioni?
No. Gli attacchi alla magistratura sono continui. Una legislazione ipersecuritaria è già in campo, insieme a un indebolimento dei controlli di legalità sui potenti (abolizione dell'abuso di ufficio, riforma della Corte di conti). La stessa destra ci dice che c'è un secondo tempo.
Tajani avverte che la polizia giudiziaria dovrebbe passare sotto il controllo dell'esecutivo. Allora c'è da chiedersi se sarebbe ancora possibile scoprire la verità sul poliziotto di Rogoredo che ha tradito la divisa, e sul quale nell'immediatezza la destra di governo aveva a difesa alzato altissima la voce.
O se avremmo ancora a Milano il magistrato che ha messo importanti imprese (Giovo, Deliveroo) spalle al muro per lo sfruttamento dei riders. È un richiamo alla Costituzione, e qui cogliamo il
collegamento con i riders napoletani. È essenziale avere una Costituzione che difende i nostri diritti e le nostre libertà, e un magistrato che ad essa dà voce.
Su questo votiamo il 22-23 marzo, esprimendo la volontà del popolo sovrano in una prospettiva che arriva fino al voto del 2027, e impatta anche sulle altre riforme della destra (legge elettorale, premierato, autonomia differenziata). Non sempre lo schieramento del Sì ha valorizzato questa più ampia prospettiva, dando talvolta l'impressione di muoversi in ordine sparso.
Per il 2027 bisognerà fare meglio. L'iniziativa di Manfredi può essere utile, se stimolerà le forze politiche organizzate a rivitalizzare le proprie forme di partecipazione democratica, per costruire coalizione e progetto.
A tal fine la vittoria del No può essere un punto di partenza per rafforzare la salute democratica del paese e la sua Costituzione.
Che non un voto vada perso.


