Perché cambiare?
A molti sarà capitato di fare impazzire una maionese: utilizzate una ricetta che ritenete affidabile, mettete gli ingredienti, iniziate a lavorare con delicatezza, ma non troppa, aspettate, aspettate… e la maionese impazzisce, non si monta, sembra acqua giallina triste.
Ci sono anche istruzioni per cercare di recuperare questo liquido informe ma tendenzialmente il risultato non sarà mai soddisfacente. Meglio buttare tutto e se siete capaci e avete ancora gli ingredienti riprovate, sarete più fortunati, se non siete capaci rinunciate, la maionese non è per voi.
Ora sostituite la parola maionese con legge elettorale, prendete questa maggioranza che nel parallelismo appartiene ai principianti in cucina e avrete quello che sta succedendo in Commissione Costituzionale alla Camera dove è in discussione in questi giorni la riforma della legge elettorale.
La maggioranza vuole cambiare la legge elettorale perché con quella in vigore ( il c.d. Rosatellum ) i sondaggisti hanno detto che perderà. Per inciso la destra avrebbe probabilmente perso lo stesso anche nel 2022 se l’altra parte non avesse marciato divisa verso la sconfitta.
La legge attuale
Intendiamoci , la legge oggi in vigore non è perfetta . Attualmente tre ottavi dei seggi sono eletti in collegi uninominali, gli altri sono invece attribuiti con il metodo proporzionale dei quozienti interi e dei maggiori resti. Alla camera la ripartizione avviene prima su base nazionale. Al senato invece la ripartizione è su base regionale, in applicazione dell'articolo 57 della costituzione, e le circoscrizioni sono quindi 20. Le liste sono bloccate e non c’è possibilità di preferenza. Sono i partiti che decidono.
Quindi se è vero che per affrontare il problema per la democrazia dell’astensionismo si dovrebbe aumentare la rappresentatività e prevedere le preferenze per fare scegliere agli elettori i nomi da eleggere . Così si dovrebbe cambiare il Rosatellum. Ma non certo l’anno precedente le elezioni altrimenti il gioco è scoperto e si capisce che la maggioranza vuole cambiare le regole per poter tornare a vincere le elezioni. Questo principio di rispetto è previsto nel Codice di buona pratica elettorale, documento stilato dalla Commissione di Venezia, organo del Consiglio d’Europa evidentemente poco ascoltato nella maggioranza.
Il Melonellum I,II e forse III
La maggioranza pensa infatti che occorra fare qualche intervento, inventare qualcosa che possa modificare le cose. Non una riforma per sanare il difetto democratico dell’astensionismo, ma un congegno per spostare i rapporti di forza senza confessarlo apertamente.
Per poter contare su un numero sempre più basso di elettori si elimina ogni possibile forma di rappresentanza ( i collegi uninominali ) e si indicano da parte delle segreterie dei partiti tutti i futuri parlamentari, che a quel punto rappresenteranno solo le segreterie stesse. Alla attuale maggioranza non interessa niente dell’astensionismo, roba da politologi, interessa prendere un voto in più. Senza rappresentanza , senza preferenze e senza voto fuori sede i giovani non voteranno e questo sarà un grande risultato per la destra. Al referendum di marzo votò il 67 per cento della fascia di età 18\28 e il 60 per cento votò NO. Quindi meglio non incentivarli a votare.
Occorre garantire la governabilità e un governo stabile, questa la parola d’ordine della maggioranza. Se ci pensate questo viene detto dal governo più longevo della storia repubblicana. Non è che la stabilità sia un valore di per se, il governo Meloni stabile come una roccia, quasi immobile, non ha fatto niente del proprio programma, ma intanto così si conservano le poltrone.
Sono previsti premi di maggioranza con la riforma ma attenti perché la Corte Costituzionale non consente premi oltre certi limiti. Chiedete a Calderoli, il padre del Porcellum, la legge elettorale del 2005 dichiarata incostituzionale dalla Corte con la sentenza n.1 del 2014 .
Calderoli con la Corte ha un conto aperto, vedi la legge sull’autonomia differenziata, della quale era il padre spirituale, bocciata anche questa per incostituzionalità con la sentenza n.192 del 2024 . Forse il vero problema è la scarsa dimestichezza di Calderoli, e della sua maggioranza, con le regole ed i valori della Costituzione.
Torniamo alla riforma elettorale.
Questo testo prevede l’indicazione del premier prima del voto per favorire Meloni e gettare zizzania nell’altro fronte che di leader crede di averne tanti e sono pronti a scannarsi e magari a dividersi di nuovo. Qualcosa che somiglia vagamente al premierato tanto caro a Meloni che lo aveva inserito nel suo programma, ma che in realtà è un attacco alle prerogative del Presidente della Repubblica , previste dall’art.92 Costituzione .
La variabile Vannacci
La ricetta è complessa, il primo tentativo impazzisce e viene scartato ( il Melonellum I ) il secondo ( Melonellum II ) ha ancora molte criticità ma dicono che verranno sanate durante il lavoro di discussione alla Camera per definire il Melonellum III, se si riesce a trovare un accordo tra i partiti di maggioranza, tanto l’opposizione non può farci niente. Il progetto è ambizioso, da grande chef o grande politico fuor di metafora. Questa maggioranza, per altro, visti i precedenti non sembra proprio che abbia grandi doti culinarie e\o legislative. Pensate al progetto del premierato, uno dei cavalli di battaglia di questo governo, gettato alle ortiche perché nessuno sapeva bene di cosa si stesse parlando.
Torniamo in Commissione. Quando le cose sembrano aver trovato la strada del dibattito al plenum interviene la variabile Vannacci. Come uno che ti ruba le uova che ti servono per salvare la maionese.
Senza i voti di Vannacci ,che oggi pesa come la Lega ma in crescendo costante , la maggioranza rischia di perdere con tutti i sistemi elettorali.
Allora non restano che due possibilità.
La prima è gettare la maionese definitivamente impazzita , quindi rinunciare alla riforma della legge elettorale.
La seconda possibilità è aggiungere qualcosa alla ricetta originale e trovare un accordo con Vannacci.
Il generale ha già detto che vuole le preferenze , che vuole eliminare le quote di genere ma sulle prospettive non si sbilancia :” «Deciderò prima delle elezioni se
entrare o meno nella coalizione di centrodestra. Ma ancora non sappiamo nemmeno che legge elettorale avremo».
Quindi se si raggiunge un accordo con Vannacci che entra nella coalizione sempre più a destra, si può cercare di fare una nuova legge elettorale piena di dubbi di costituzionalità : il premio di maggioranza, l’indicazione del premier, l’esclusione delle preferenze . Il rischio così è quello di perdere al centro, ma francamente sono preoccupazioni dell’attuale maggioranza.
In alternativa andare alle elezioni con questa legge e cercare una maggioranza all’esito del voto , eventualmente anche grazie ad accordi preventivi di desistenza per i collegi uninominali tra la destra e la destra-destra di Vannacci.
Cosa augurarci
Personalmente mi augurerei di non essere costretto ad ingurgitare questa maionese, nel migliore dei casi sarà immangiabile.
Per le opposizioni un consiglio : lo schieramento progressista dovrebbe assumere fin d’ora un impegno chiaro come punto per il programma elettorale: in caso di vittoria, cambiare la legge elettorale , sia che rimanga il Rosatellum sia che la destra riesca a fare il Melonellum, nei primi cento giorni di governo, in sintonia con il documento della Commissione di Venezia .
La riforma alternativa dovrebbe rafforzare la rappresentanza, reintrodurre la scelta degli elettori con le preferenze, eliminare premi di maggioranza distorsivi e affrontare finalmente il tema del voto fuori sede.
Questo dovrebbe essere uno dei punti del programma dello schieramento di opposizione.
In questo modo gli elettori avrebbero la possibilità di vedere le differenze tra i due poli in termini di credibilità e di attenzione per gli interessi del paese.
Carlo Sorgi

