Non c’era nessuna emergenza in Oregon quando Donald Trump l’anno scorso decise di federalizzare la Guardia Nazionale a Portland. L’interpretazione della visione di Trump era “slegata dai fatti” secondo la giudice federale Karin J. Immergut, nominata nel suo incarico proprio da Trump nel 2019 durante il suo primo mandato presidenziale. Anche in un altro caso a Los Angeles il giudice federale Charles Breyer aveva decretato che l’uso della Guardia Nazionale non era necessario perché “non c’era nessuna ribellione” come aveva asserito Trump.
Dichiarare emergenze è stata e continua ad essere la strategia del presidente Usa per agire con poteri esecutivi, creando una visione fasulla della realtà. Lo ha fatto sia in politica interna che estera. Oltre all’uso della Guardia Nazionale l’attuale inquilino della Casa Bianca ha schierato agenti dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) per ciò che ha caratterizzato l'emergenza dell’invasione dei migranti. In politica estera ha inventato l'emergenza del deficit della bilancia commerciale per imporre dazi con l’annuncio del “Liberation Day” nel mese di aprile dell’anno scorso. Partendo da una realtà fasulla però Trump causa problemi agli americani e al resto del mondo, ma anche al suo partito politico.
Nonostante i problemi legali con i giudici federali lo schieramento dell’Ice principalmente in Stati e città governate da democratici ha causato seri danni. I più noti sono quelli, come abbiamo discusso in queste pagine, a Minneapolis nel Minnesota dove due manifestanti hanno perso la vita a causa dell’aggressività di alcuni agenti. Sfortunatamente il governo federale ha impedito le indagini di forze dell’ordine statale mentre quelle condotte dal governo federale non sono state completate fino adesso. Una certa ammissione di colpa è però evidente con il licenziamento del ministro della Homeland Security Kristi Noem la quale è stata recentemente rimpiazzata da Markwayne Mullin che ha lasciato l’incarico di senatore dell’Oklahoma. Non si prevedono grossi cambiamenti ma i manifestanti continuano a premere come si è visto in questi giorni con gli otto milioni di persone che hanno partecipato al No Kings Day in America.
Nel caso dell’emergenza dei dazi Trump ha creato grossi problemi al commercio internazionale ma dopo parecchi mesi la Corte Suprema lo ha bacchettato decretando che non poteva usare la legge di emergenza per l’imposizione delle tariffe. Infatti si era già visto chiaramente che non si trattava di emergenza come ci hanno dimostrato alcuni dazi imposti da Trump al Brasile. Adirato dalla decisione della Corte Suprema brasiliana di condannare il suo amico Jair Bolsonaro, ex presidente del Brasile, Trump aveva annunciato dazi del 50 percento.
In politica estera Trump ha anche usato la sua emergenza fasulla per combattere i narcotrafficanti facendo affondare una quarantina di imbarcazioni vicino al Venezuela. L’amministrazione americana ha individuato queste imbarcazioni come trasportatrici di droghe senza però fornire alcuna prova. Invece di fermare le imbarcazioni, arrestare i responsabili e processarli come sarebbe logico, Trump li ha bombardati uccidendo decine di individui senza prove definitive di colpevolezza.
L’ultima emergenza potenzialmente fasulla è la recente guerra in Iran iniziata proprio durante i negoziati in corso con gli iraniani. Trump ci aveva detto che il potenziale nucleare iraniano era stato obliterato nel mese di giugno dell’anno scorso. Caso chiuso dunque fino all’inizio delle ostilità iniziate per ragioni dubbie, confuse, senza chiari obiettivi. In un’occasione si era sentito che Israele era quasi pronto per attaccare l’Iran e gli Stati Uniti non potevano tirarsi indietro. Le ragioni dubbie e l’incoerenza delle dichiarazioni del presidente Usa che cambiano dalla mattina alla sera ci portano dentro il caos della mente di Trump. I problemi però esistono come abbiamo già scritto poiché migliaia di innocenti hanno perso la vita non solo americani, ma anche israeliani, libanesi e ovviamente iraniani.
Queste emergenze fasulle di Trump hanno coinvolto indirettamente tutto il mondo data la chiusura del Golfo di Hormuz da parte degli iraniani che hanno bloccato centinaia di petroliere nel golfo permettendo solo il passaggio a una piccolissima parte. Evidentemente la strategia militare di Trump che ha degradato molte strutture iraniane non aveva previsto la chiusura del golfo come tattica iraniana. Il risultato, come si sa, è il prezzo del petrolio che ha oltrepassato i cento dollari al barile. Questa situazione ha recato benefici ad alcuni produttori come la Russia e lo stesso Iran generando loro quattrini alle spese dell’economia mondiale.
Le emergenze fasulle hanno anche colpito il partito del presidente come ci rivelano gli ultimissimi sondaggi che prevedono una vittoria dei democratici alle elezioni di midterm di questo novembre. La poca popolarità del presidente ai livelli più bassi (36% di gradimento) trascinerebbe il Partito Repubblicano a una sonora sconfitta, consegnando la maggioranza ai democratici alla Camera ma possibilmente anche al Senato. Le emergenze fasulle rivelano il desiderio di Trump di governare come leader di un regime autoritario che non deve spiegare niente a nessuno creando ripercussioni agli Usa ma anche al resto del mondo. Qualche voce si è alzata. Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez si è opposto alla guerra e ha anche chiuso lo spazio aereo del suo Paese ai voli coinvolti nella guerra in Iran. Anche il governo italiano di Giorgia Meloni, nonostante i suoi rapporti stretti con Trump, ha negato agli Usa l’uso della base di Sigonella dopo avere determinato che i voli degli aerei americani erano legati alla guerra in Iran. Quanti altri Paesi europei si sveglieranno al fatto che stanno anche loro pagando la fattura per la guerra di Trump? E che il loro silenzio li rende parzialmente complici per le morti di migliaia di essere umani?
Domenico Maceri

