Fenomenologia di Matteo Renzi .. e paraggi

di Corrado Fois - Liberacittadinanza.it - 22/01/2021
Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello . Umberto Eco / Simboli sono tutti i nomi del bene e del male: essi non spiegano, accennano soltanto. Sciocco chi vuol da loro attingere sapere. Nietzsche

Nietzsche che dice?... solo uno sciocco pensa di poter imparare dai simboli. Io appartengo alla categoria ( ..non dei simboli ) e quindi vedo che posso imparare dal toscano dimezzato il Renzi, guardando a lui, ai fatti ed ai paragggi. Mi applico alla fenomenologia, sulla scia dell’insegnamento di Umberto Eco che aveva analizzato a suo tempo un altro uomo di spettacolo ..Mike Bongiorno.

Per iniziare il compitino provo a dirla con le parole di Guy Debord : il simbolo è situazionale ( da La società dello spettacolo ) . In una specifica circostanza storica qualcosa o qualcuno diventa sintesi di una condizione collettiva, epifenomeno . Simbolo, appunto. Lo stesso in un’altra differente circostanza, rappresenterebbe molto meno .. o nulla. Rischiando la blasfemia uso ad esempio i Beatles. Se si formassero ora non conterebbero molto più di un buon gruppo pop. Per certo non sarebbero quel che furono, l’ efficace rappresentazione di una generazione in movimento … perché fu proprio quella generazione, espressione di una specifica fase storica, a sentirsi simbolicamente rappresentata da loro. E’ il principio del rispecchiamento che Eco spiega benissimo nella frase riportata sotto il titolo del pezzullo.

Dunque … tutto quello che diventa per la società, nel bene o nel male, simbolico ha bisogno di essere compreso, perché in esso si coglie perfettamente il nucleo – culturale, morale, comportamentale – che sintetizza. Insomma, il simbolo è un selfie della società…. E così abbiamo sistemato Nietzsche … dal simbolo si impara, eccome!

Matteo Renzi è il simbolo dell’attuale politica.

Questo non avviene , come dice qualche commentatore, aldilà dei suoi meriti o demeriti. Anzi sono esattamente questi che vanno compresi, perché chiariscono la sua natura simbolica e la conseguente possibilità di essere protagonista ed influenzatore … così come per contro offrono agli altri la possibilità di disinnescarne il meccanismo Vediamoli.

Il soggetto in questione presenta alcune precise qualità. Astuzia, velocità di interpretazione del contesto, determinazione, capacità di sintesi. A queste associa alcune capacità che gli consentono di mettere a frutto le qualità : efficace comunicazione, rapidità decisionale. Per contro si propone con alcune negatività palesi : spregiudicatezza, semplificazione morale, egocentrismo, mancanza di specifiche competenze. Superficialità.

Se mescoliamo qualità / capacità / negatività abbiamo un profilo interessante per alcuni mestieri e deleterio per altri. Nel comportamentismo applicato alle valutazioni manageriali il suo profilo sarebbe il giocatore di poker. Il classico manager da 24 mesi che prende un’azienda decotta e con una narrazione efficace ed una velocità di azione rimarchevole convince una squadra della sua forza potenziale. Sposta in avanti tutti, facendo intravedere un obiettivo futuro di grande successo ed addirittura, con una semplificazione talvolta imbarazzante, ne traccia il percorso.

Nello spazio del breve periodo il giocatore di poker può anche ottenere risultati. L’insicura tossicchiante squadra – gestita emotivamente - si rinvigorisce, accetta l’indirizzo dato come possibile, tira fuori il meglio che ha. Proprio a questo punto si dovrebbe innestare il meccanismo della crescita reale, cioè lavorare su i punti deboli, correggere i veri ostacoli interni, migliorare la competenza e la capacità media della squadra. Consolidare i comportamenti positivi, stabilizzare la fiducia. Ma questa attività complessa presuppone una qualità ed una dote che il manager a 24 mesi non ha : la qualità è la tenacia, che produce continuità di impegno, la dote è la fibra morale, che diventa l’ esempio per tutti.

Il giocatore di poker, non lavora per cambiare davvero. Opera per vincere una mano di carte, al massimo la partita. Gioca per la vittoria che, come la sconfitta, è assolutamente situazionale, essendo entrambe parti di un percorso medio lungo che può includerle senza che si modifichi la traiettoria complessiva, il risultato finale. Da giocatore Renzi non arriva a vedere la traiettoria completa, perché il suo vero obiettivo è la gratificazione a breve. Il consenso semplificato. Il piccolo ed in fondo marginale successo intermedio.

Il giocatore di poker non sa esattamente su cosa si fonda il successo e come consolidarlo, perché non studia, non ha specifiche competenze, non ha metodo. Ha solo una ipertrofica fiducia in sé stesso. Vincere la riattizza, la rafforza. Vincere.. a prescindere dal modo.. è l’unica cosa che lo nutre. O meglio , che nutre il narcisismo che è in fondo l’unica energia che possiede. Al contempo natura del suo successo, causa della sua sconfitta.

Tuttavia c’è una cosa che il giocatore sa bene, ed è il meccanismo del gioco stesso..

A poker non si gioca con le carte, ma contro le carte. Si gioca con l’interlocutore che hai di fronte. Il meccanismo si fonda sul nascondere la verità dei fatti e scommettere sulla bugia. Se hai un buona mano è bene, ma non è condizione necessaria. A certi tavoli una coppia di 7 ha messo in fuga un buon full . Con la sicumera e la manipolazione.

Così il giocatore impara a bluffare. Gli va certamente bene in due casi : a) se l’interlocutore è fragile, oppure ha paura di perdere male, od ancora ha bisogno di soldi; b) se incontra persone inconsapevoli del momento e della natura del gioco. Persone che hanno aggirato la vera domanda, quella cruciale per chiunque sieda al tavolo verde .. perché lo sto facendo? Questa asimmetria tra consapevolezze è un grande vantaggio per il giocatore di poker . Egli sa, perfettamente, perché è li. Se gli avversari non hanno altrettanta coscienza è un’imperdonabile leggerezza. Un’ingenuità fatale.

Per esempio, Enrico Letta. Di lui si possono dire molte cose buone, ma una condizione traspariva chiaramente .. non aveva la minima idea del perché è del come fosse seduto a quel tavolo ed in quel momento. E’ stato facile per il giocatore portarlo a temere e dunque a puntare male . Tutti ricordiamo la simbolica frase .. Enrico stai sereno. Ma cosa aveva detto Enrico per ricevere tale risposta, e soprattutto cosa faceva una persona incerta alla guida di un Paese così complesso? Su questa debolezza Renzi ha giocato, ammettiamolo, assai bene.

Zingaretti viene invece lusingato. Possiamo farcela, sussurra il giocatore che ha colto il punto critico del suo rivale .. puoi fare quello che non ha fatto Bersani, puoi ingabbiare i Cinquini, incamerare il loro consenso elettorale ed i parlamentari su un tuo progetto .. hanno paura delle elezioni.. li porteremo a remare per noi. Anche di Zingaretti si possono dire molte cose buone, ma non che sia astuto od attento all’altrui malafede. L’idea poi è ghiotta, se forma un governo può assestare il Partito , depotenziare la Lega che ha un grande consenso elettorale, guadagnare il tempo che gli serve per consolidarsi. La mano è interessante, accetta e scommette.

Ed è allora, a pastrocchio fatto, che il giocatore salta fuori. Forma un suo partito , cambia il tavolo da poker, distribuisce nuove carte. In mano aveva una coppia di 7 , eppure vince. Meglio ..lo lasciano vincere con la faciloneria e la credulità tipica degli ingenui. C’erano ben altre opzioni, ma la voce suadente del coyote fattosi quaglia ipnotizzava. Non a caso chi ha scritto le prime regole del poker suggeriva di non indulgere mai in conversazioni, specie in presenza di professionisti.

Ed ecco Renzi di nuovo in sella, bello carico . Gongola in ogni comparsata tv . Gioisce di una vittoria di fatto solo intermedia ma per lui determinante (ricordiamo .. non ha una visione ideologico morale a medio lungo.. ). Roseo e gonfio di sangue altrui, come Dracula.

Si trova di colpo, ed al momento cruciale del torneo, al tavolo centrale. Di fronte ha Conte. In pochi mesi è passato dal circolo rionale , dove la sua superficialità l’aveva relegato, al tavolo del campionato italiano di poker. Sotto le telecamere. Il luogo dove, dai tempi della Ruota della Fortuna, ambisce stare. Renzi ha finalmente una sua mano da giocare. Imprevista? Non per lui . Con buona interpretazione fattuale dell’altrui debolezza e con la ben nota disinvoltura morale ha portato tutti gli interlocutori sul suo terreno .. quello del raggiro e del bluff.

Non ha giocato con le sue carte, ma contro … potevamo chiedere più poltrone non abbiamo voluto. Ha giocato sulle carte che gli altri avevano in mano – la confusione, l’incompetenza, l’irrisolutezza, il compromesso - insinuandosi abilmente. Possiamo attribuirgli tempismo e furbizia, cinismo ed amoralità. Ma sono cose che mai avrebbero funzionato se ci fosse stato un comune obiettivo, se avessero mantenuto fermi i loro principi, se avessero chiaro perché erano lì.. od almeno .. se avessero contato le carte in tavola, non solo quelle in mano.

A poker non si vince con i propri mezzi ma grazie alle altrui debolezze.

Tuttavia … stare seduti al tavolo, sotto una sola lampada, non ti consente di avere una visione ampia e chiara del contesto. Possono sfuggire dettagli importanti. Ed inoltre ..l’eccesso di autostima porta a sottovalutare gli altri . Così il Renzi , troppo intento a gongolare della vittoria intermedia, non vede il quadro generale e nemmeno il dettaglio composto da due persone che sta scioccamente sottovalutando. Giuseppe Conte, Sergio Mattarella. Entrambe sanno bene perché sono lì , entrambe sanno stare al tavolo e per di più giocano appaiati.

Conte, grazie al Presidente, improvvisamente cambia le regole. Non si gioca più al poker tradizionale, ma a quello moderno .. molto più complicato. Due carte coperte, le altre a vista al centro del tavolo. Va in Parlamento con una sfida precisa … e lo dice chiaro : non so che carte hai, me ne fotto, guardo la posta … e tu, votami contro, fammi cadere... Non sta giocando contro Renzi, ma contro il timore dei suoi scherani. Se cade il governo chi diamine sarà rieletto in Italia Viva? Ed è qui che la fenomenologia del toscano esprime i punti più deboli … l’assenza di visione progettuale, la superficialità, la mancanza di tenacia. Il coraggio che nessun arrogante possiede davvero. Il fragile consenso estorto con vaghe promesse senza certezze.

Sergio Mattarella è la persona più sottovalutata di questa partita. Schivo, taciturno, timido in apparenza. In realtà è un uomo profondamente consapevole del suo ruolo istituzionale, una persona di forti principi che ha chiarissima la posta in campo. E .. bisogna sempre ricordarlo .. si è formato nella scuola quadri democristiana, non esattamente i boy scout del povero Renzi. Anche in questo confronto la fenomenologia del toscano mostra gli altri punti deboli. La mancanza di specifiche competenze istituzionali, la confusione tra ruoli. La superficialità.

I due hanno mandato all’aria il bluff di Renzi rendendo evidente il punto sotteso .. andiamo in Parlamento tu ti dimetti ed io intanto brigo, imbarco in proprio i vari responsabili e si rifà un governo con nuovi equilibri dove giocherò da protagonista. La determinazione di Conte spiazza il toscano a cui non restano che le povere carte in mano . Non riesce più a bluffare. Non in questo modo, non in questa mano e non con loro.

Potrebbe tentare di far saltare tutto mollando un calcio al tavolo. Ma allora, davanti all’introiamento di un Paese e di un’ Europa in difficoltà, avrebbe davvero finito ogni possibile carriera. Potrebbe anche farlo perché il soggetto esotico ha un qualche disturbo della personalità ..ma ne dubito.

Quindi cosa farà il giocatore senza più carte? E’ possibile che rimetta i panni della quaglia.

Un po’ di cenere in testa e qualche moina pubblica e poi rientrare nei ranghi col suo partitello usato come scudo, standoci dietro con dei velati distinguo. Magari dicendo tra qualche settimana..ora si che abbiamo un vero piano, bello e solido, avete visto che la mia provocazione è servita a migliorare? Secondo una logica da giocatore freddo Conte potrebbe dire, bentornato figliol prodigo, per steccarlo poi, quando si sono spente le luci. Zingaretti non farebbe mai una cosa del genere, ma Conte ha la stoffa per farlo. Lasciamo perdere cosa personalmente pensi del genere di stoffa in questione.

La brutta partita finirà così? Vedremo.

Si può guardare con questo spettro interpretativo ai fatti correnti . Osservare la fenomenologia della politica attuale ( Renzi , Salvini, Conte, oppure Berlusconi, il vero nonno dell’attuale genìa ) serve a capire i comportamenti e le conseguenze e – volendo –a depontenziare gli uni e gli altri. Può anche rivelarsi un buon esercizio mentale.

Tuttavia il problema vero, per chi ha ancora un poco di morale, è un altro, ben più ampio : com’è possibile che la politica sia diventata un tavolo da poker dove non conta più la logica di fondo e la visione del futuro, ma solo la mano di carte. I soldi sul tavolo. Il saper barare.

Per il dirla in forma diretta, usando la morale socialista e la pratica connessa .. beh, questa gente andrebbe prima di tutto presa a calci nel culo.

Chiudo con un a personale riflessione sul centenario del Partito Comunista. Belle feste. Non c’è che dire. Facce delle nostre parti , bandiere della tradizione , ricordi commossi. Un po’ come quando ci si ritrova tra amici .. ehi ti ricordi .. come no! Certo … e quando eravamo a Milano! ..eeeh i nostri tempi .. Un po’ di malinconia, e tanta naftalina.

Non lo so , magari sono io che ho le mie idiosincrasie .. ma non era esattamente contro ogni formalismo retorico che si batteva la sinistra ? Smessa l’azione vai con la celebrazione.

Auguri.

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